Lo stucco epossidico è il cavallo da lavoro di chi modella a mano. Impasti due componenti in parti uguali, ottieni una materia plasmabile e dentro la finestra di lavoro ne ricavi quello che ti serve, dal riempimento di uno spigolo spezzato alla piega di un tessuto su un figurino. Da indurito tiene come la plastica, si leviga, si taglia e si fora, e non ritira.
In categoria trovi materie di grana e velocità diverse e confezioni adatte sia alla riparazione minuta sia ai volumi più grandi. Accanto ai bicomponenti ci sono le paste che induriscono con la luce ultravioletta, che non si impastano affatto: lì la finestra di lavoro non la decide la chimica, la decidi tu.
La materia arriva come due barrette o due barattoli, resina e indurente. Finché stanno separati non succede nulla; dopo l’impasto parte una reazione chimica e in un tempo che va da qualche decina di minuti a qualche ora la materia fa presa. Ne derivano due conseguenze. La prima: impasta solo la quantità che riesci a lavorare nel tempo che hai. La seconda: impasta davvero a fondo, finché il colore non è uniforme e senza venature, perché un punto non amalgamato resta appiccicoso per sempre.
A differenza dei comuni stucchi monocomponenti, l’epossidico dopo l’indurimento non ritira e non si avvalla, perché non contiene solvente che evapora. Si può quindi riempire anche una cavità profonda in una volta sola, mentre uno stucco classico andrebbe steso a strati. Le paste che induriscono agli ultravioletti funzionano in un altro modo: restano malleabili finché non le illumini e poi fanno presa in qualche decina di secondi.
Le materie rapide induriscono in qualche decina di minuti e vanno bene per una riparazione che vuoi levigare la sera stessa. Quelle più lente restano plasmabili per ore, cosa impagabile quando modelli un figurino e torni più volte sullo stesso punto. Le paste a ultravioletti separano le due qualità: dai forma quanto vuoi e fai partire l’indurimento con la lampada solo quando hai finito.
Le materie a grana fine si lasciano portare fino a uno spigolo netto e dopo l’indurimento si levigano quasi come la plastica: vanno bene per pannellature, chiodature e dettagli in lamiera. Le materie più elastiche, più “gommose”, tengono invece meglio la forma dei volumi morbidi – pieghe di tessuto, cinghiaggi, fango – e sopportano meglio di essere tirate sottili. Alcune stanno a metà strada.
Per una singola riparazione basta la confezione più piccola: la materia avanzata si conserva, ma non all’infinito. Se costruisci figurini o diorami con regolarità, una grammatura maggiore ha senso. Conserva la materia al fresco e con i componenti separati, perché non vengano a contatto.
Se cerchi solo di chiudere in fretta la giunzione tra due metà di scafo, guarda prima tra gli stucchi bicomponenti della sezione di costruzione: le materie epossidiche di questa categoria sono pensate soprattutto per modellare.