Tonalità Model Air per l'esercito di terra italiano della seconda guerra mondiale. Composte per il fondo sabbia e per il motivo a macchie che vi si stendeva sopra.
I dati corrispondenti non sono disponibili.
I mezzi terrestri italiani avevano una grafia di colore propria: sotto le macchie sta un caldo tono sabbia, visibile anche là dove il motivo finisce, e sopra di esso si applicavano superfici irregolari in verde e in bruno. Le dimensioni delle macchie oscillavano da grandi isole a piccole sbavature secondo chi e quando ridipingeva il veicolo, e moltissime macchine restarono nel solo fondo sabbia senza una sola macchia.
Il procedimento si appoggia a due decisioni. La prima è la densità del motivo: più le macchie sono piccole, più fine è l'ugello e più da vicino si va con l'aerografo, il che richiede una pressione più bassa perché il colore non si spruzzi. La seconda è il bordo: le macchie italiane erano di solito dipinte a mano e hanno un confine piuttosto sfumato, quindi qui una maschera dura fa danno. La via più affidabile è spruzzare a mano libera e prendere l'irregolarità come un pregio e non come un errore.
Restano fuori le tonalità della gomma, dei metalli e dell'interno, che si acquistano separatamente, e allo stesso modo i segni tattici e le bande di riconoscimento, che appartengono alle decalcomanie. Il set non aiuta nemmeno con le macchine passate sotto un altro esercito e riverniciate; per esse vale la tavolozza del nuovo utilizzatore. I toni contano sull'aerografo, così una macchia irregolare si può costruire per strati leggeri fino alla saturazione desiderata.
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